Coworking, ovvero tra i due litiganti il terzo gode

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Coworking, ovvero tra i due litiganti il terzo gode

Smart Working sì o Smart Working no: continua in molte sedi il dibattito su quella che sarà l’organizzazione del lavoro in futuro.

Vi sono oggettivamente talune pulsioni, che è difficile non qualificare come conservatrici, che sembrano fare uno sforzo immane, ma destinato invariabilmente a fallire, nel provar a far tornare indietro le lancette dell’orologio.

Il lavoro agile o in remoto è ormai destinato a far parte della nostra cultura e negarlo appare davvero irrealistico.

Sono troppe le ragioni che militano a favore della sua diffusione, a partire da quelle relative alla sostenibilità e al benessere dei lavoratori per finire con gli interessi delle aziende, sia in termini di produttività che di contenimento dei costi.

Gli sforzi andrebbero, piuttosto, indirizzati a trovare il mix giusto tra il lavoro a casa e quello in sede, perché si possa davvero parlare di smart working.

È evidente, a questo proposito, che un ruolo decisivo lo avrà la capacità delle governance aziendali di essere, esse stesse, smart, passando da un modello basato sul controllo formale – sulla presenza e sul tempo impiegato – ad uno che punti al controllo sostanziale, ovvero sui risultati e sulla responsabilità.

Proprio su presupposto che hybridation e flessibilità saranno, anche nel mondo del lavoro, i concetti chiave, Flavio Bini e Raffaele Ricciardi hanno curato su Repubblica una carrellata dei diversi modi nei quali essi saranno declinati.

Un ruolo importante in questa organizzazione del new normal lo avranno gli spazi di coworking: infatti come osserva Mauro Mordini, responsabile in Italia di IWG (Regus, Spaces, Copernico) non è detto che il lavoro da remoto sia necessariamente da svolgere a casa.

Il futuro è, anzi, proiettato verso un forte sviluppo dei coworking spaces.

Questi, soprattutto se organizzati secondo una logica di prossimità, offrono un’alternativa intelligente, flessibile e sostenibile rispetto al recarsi quotidianamente nell’ Head Quarter ovvero allo home working: possono, infatti, evitare in molti casi un inutile e controproducente pendolarismo, consentendo sia di sfuggire all’isolamento domestico che di lavorare in team.

Non è un caso, pertanto, che la previsione più diffusa è che essi siano destinati, entro il 2030, a rappresentare il 30% degli spazi immobiliari a destinazione terziaria.

E, difatti, molteplici sono le iniziative in questo senso, a testimonianza del fatto che questa è una classe di investimento estremamente interessante per proprietari e investitori immobiliari: per convincersene basta scorrere, su Monitor Immobiliare , i nomi dei relatori della tavola rotonda, organizzata in coincidenza della inaugurazione di un nuovo centro Signature by Regus a Milano e dedicata, appunto, allo Hybrid Working.

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