Crowdfunding immobiliare? Sì, grazie. Però manca il prodotto!

Crowdfunding immobiliare

Crowdfunding immobiliare? Sì, grazie. Però manca il prodotto!

Un successo dietro l’altro: è questa la sensazione che hanno coloro che si avvicinano a comprendere cosa sta accadendo al real estate crowdfunding.

La crescita si sta rivelando esponenziale in tutto il mondo, ma anche in Italia.

E i traguardi positivi si susseguono sia per le piattaforme di equity crowdfunding che per quelle di lending crowdfunding

Sotto il primo aspetto, qualche giorno fa, in occasione del Forum di Scenari Immobiliari, Andrea Cocozzella, Real Estate Manager di Walliance, ha avuto modo di sottolineare in un’intervista a Vittorio Zirnstein, il track record della Società oramai leader del comparto “Equity” nel nostro Paese: da settembre 2017 sono stati finanziati 30 progetti con circa 43 €/Mln capitale investito. Di questi 7 sono stati già conclusi, con 8/9 €/Mln di capitale restituito e rendimenti in linea con quanto prospettato inizialmente agli investitori.

Per il versante “Lending”, Valentina Magri ci segnala su Crowdfunding Buzz  che Esperia Investor, holding di partecipazioni fondata da Emiliano di Bartolo e Antonio Ferrara e focalizzata sulle società a elevato contenuto tecnologico nei settori del real estate e dei servizi finanziari, è entrata con una quota del 43% nel capitale di Recrowd. La soddisfazione del ceo di Recrowd, Gianluca De Simone, e dei nuovi soci esprime chiaramente come sia stato gratificante il percorso seguito sin qui e quanto siano ambiziose le aspettative di crescita, sulle quali si fonda l’accordo.

Tutto bene, allora?

No, perché c’è un punto dolente: a fronte di una grossa liquidità disponibile sul mercato degli investimenti e del forte interesse per il mercato immobiliare, c’è una cronica mancanza di prodotto.

Sono poche le opportunità di investimento. Sono pochissime, in particolare, quelle capaci di rispondere alle esigenze di cambiamento emerse da alcuni anni e che vivono oggi una fase di prepotente accelerazione.

E questo dato assume connotati paradossali ove si consideri che il patrimonio immobiliare italiano è in gran parte vetusto e inidoneo a rispondere, in termini funzionali, alla nuova domanda.

C’è necessità di una vasta campagna di rigenerazione urbana e di riqualificazione edilizia.

Perché essa sia realizzata, occorre uno sforzo complessivo.

Bisogna individuare meccanismi che avvicinino gli immobili sottoperformanti agli investitori, evidenziandone le potenzialità da sviluppare perché essi possano ritornare attraenti sul mercato e trasformarsi in investimenti immobiliari.

Creare le condizioni perché il patrimonio immobiliare venga rigenerato in coerenza con gli obiettivi di sostenibilità è una responsabilità politica.

Cogliere le opportunità è interesse degli investitori.

Ma coltivare l’esistente e promuoverne le potenzialità conviene anche ai proprietari.

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