Hospitality da rigenerare

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Hospitality da rigenerare

Nella riflessione di ieri ho ribadito come il settore turistico-ricettivo sia stato quello che ha sofferto di più durante l’emergenza sanitaria.

L’adozione delle misure restrittive della circolazione ha, infatti, determinato un crollo del fatturato di rilevanti proporzioni.

Di pari passo si è mosso il volume delle transazioni e quello delle quotazioni delle strutture alberghiere in vendita.

In sostanza si è verificato uno scenario decisamente catastrofico, del tutto impensabile l’anno precedente, del quale traccia un quadro sintetico Valentina Piuma su Requadro.

Eppure che il settore della Ospitalità alberghiera necessitasse in Italia di una profonda ristrutturazione era cosa nota.

È evidente da tempo che il sistema abbia una proprietà eccessivamente frammentata, fatta di circa 33 mila alberghi. Molti di essi, poi, sono a gestione familiare e non è loro assicurata la continuità aziendale.

In tanti casi le strutture sono obsolete, inadeguate ad offrire i servizi che oggi la domanda richiede e bisognose di interventi di rigenerazione che l’attuale proprietà non è in grado di realizzare.

C’è, inoltre, una prevalenza di offerta nella fascia intermedia contro una domanda in forte crescita nel segmento luxury.

I numeri, come sempre accade, sono quelli in grado di spiegare meglio la situazione.

Sono quelli contenuti, oltre un anno fa, nel Piano Colao e che denunciavano la incapacità della proposta alberghiera italiana di competer sul piano internazionale:

  • 36.000 strutture con 34.000 proprietari;
  • il 20% di esse ha più di 100 anni, il 60% più di 30;
  • il 55% degli Hotel sono a 3 stelle

Ciò che mi sembra nuova, rispetto a questa situazione, è la percezione generale.

È oramai convinzione diffusa che vi sia la necessità di rigenerare le strutture, ma talora pure di ripensarle.

Prima questo obiettivo scontava delle resistenze. Oggi pare, invece, un dato acquisito.

E allora bisogna ragionare certamente in termini di sostenibilità ambientale e di efficientamento energetico.

Ma occorre anche avviare una riflessione più ampia, capace di guardare alle destinazioni, puntando sia alla flessibilità degli spazi che alla ibridazione delle funzioni e mutuando, talvolta, schemi tipici del mixed use.

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