Hospitality: nel mirino degli investitori le operazioni a valore aggiunto

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Hospitality: nel mirino degli investitori le operazioni a valore aggiunto

Il 2020 è stato un anno tremendo per il comparto del turismo. E la difficoltà è proseguita in questo primo scorcio di anno.

Secondo l’Istat nel primo trimestre del 2021, in Italia, il fatturato del settore alberghiero ha segnato un -71% rispetto al medesimo trimestre dell’anno precedente.

Tutto questo si riflette, ovviamente, sulle transazioni immobiliari delle strutture della ospitalità.

Paola Dezza su Il sole 24 ore presenta un’interessante carrellata delle operazioni più rilevanti che sono in corso.

A caratterizzarle sono, da un lato, la consistente liquidità della quale dispongono gli investitori e, dall’altro, la consapevolezza della posizione di debolezza in cui, in conseguenza della crisi, si trovano i venditori.

Ne deriva che, il più delle volte, la trattativa viene conclusa solo a condizione di un rilevante sconto sul prezzo originariamente richiesto.

Le operazioni sulle quali si concentra il maggior interesse sono quelle value added: è la conseguenza del fatto che molta parte degli immobili a destinazione alberghiera vanno ripensati per renderli adeguati alle nuove esigenze della domanda turistica.

Quella di ristrutturare il sistema dell’offerta è una necessità già fortemente presente da qualche anno, che la pandemia ha reso drammaticamente urgente.

Il Piano Colao, redatto quasi un anno fa, aveva già indicato gli aspetti che limitano la competitività internazionale delle strutture alberghiere:

– Frammentazione (36.000 con 34.000 proprietari);

– Vetustà (il 20% ha più di 100 anni, il 60% più di 30);

– Offerta preponderante in fascia intermedia (il 55% degli Hotel sono a 3 stelle) contro una domanda in crescita delle strutture di fascia medio-alta.

Rispetto a questo scenario la crisi sanitaria e la maggior percezione dell’importanza decisiva della sostenibilità hanno evidenziato la necessità di introdurre nella proposta alberghiera anche elementi di flessibilità: sempre più spesso occorre, infatti, andare verso formule di accoglienza ibrida, che mutuano schemi dal Mixed Use.

È necessaria, quindi, una profonda riqualificazione, anche funzionale, di un settore che muove una quota significativa del PIL italiano e che, opportunamente valorizzato, presenta margini importanti di crescita.

Come è ovvio, molto spesso si tratta di ripensare gli immobili e gli spazi per cogliere le nuove opportunità, oltre che di migliorarli sia in termini sismici che di efficientamento energetico.

Sono considerazioni che renderebbero assolutamente opportuna l’applicazione anche agli Alberghi del Superbonus110: le risorse per circa 1,8 €/Mld dovrebbero arrivare dal PNRR. Sono queste, almeno, le assicurazioni che arrivano dal Ministero del Turismo

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