Hybrid Hospitality: crescono le iniziative di Hospitality che guardano al Mixed Use

Hybrid Hospitality

Hybrid Hospitality: crescono le iniziative di Hospitality che guardano al Mixed Use

Da qualche tempo si moltiplicano le iniziative che mettono mano agli immobili del settore Alberghiero, ripensandoli non solo in termini edilizi ma anche e soprattutto funzionali.

Oltre un anno fa il Piano Colao aveva evidenziato le criticità del patrimonio alberghiero, che ne compromettono la competitività sul piano internazionale:
– Frammentazione (36.000 con 34.000 proprietari);
– Vetustà (il 20% ha più di 100 anni, il 60% più di 30);
– Offerta preponderante in fascia intermedia (il 55% degli Hotel sono a 3 stelle) contro una domanda in crescita delle strutture di fascia medio-alta.

È una realtà che sussiste da tempo e, rispetto alla quale, la pandemia ha fatto da detonatore.
La crisi sanitaria, come sappiamo, ha avuto un impatto drammatico sul comparto turistico, determinando il crollo delle entrate e degli investimenti.

Inoltre la percezione, ormai divenuta generale, dell’importanza decisiva della sostenibilità ha evidenziato la necessità di introdurre nella proposta alberghiera anche elementi di flessibilità: sempre più spesso occorre, infatti, andare verso formule di accoglienza ibrida, che mutuano schemi dal Mixed Use.

E sono diversi gli investitori che si stanno muovendo in questo senso.

Circa un anno fa avevo segnalato l’operazione di 21 Way of Living di Alessandro Benetton e del fratello Mauro con l’apertura di 120 camere a Milano: l’obiettivo era quello di  coniugare ospitalità tradizionale, co-living, coworking, organizzazione di eventi e un bistrot aperto anche alla clientela esterna.

Ora il progetto, come ci spiega Evelina Marchesini su Il Sole 24 Ore, è in crescita. Sotto l’egida di Ricerca 12, il Family Office della famiglia Benetton e di Aldo Giacin, punta a un portafoglio italiano, nel medio periodo, di 500 milioni di asset da gestire: per ora le iniziative riguardano Milano e Firenze. È previsto poi un ampliamento dell’operatività a Roma e Venezia e quindi forse all’estero.

La missione è quella di acquistare immobili con diversa destinazione d’uso per convertirli in strutture di living alberghiero, che esprimano una vocazione di apertura alla città e ai suoi abitanti.

E quindi, le nuove strutture dovranno essere un po’ hotel, un po’ casa e un po’ co-working e, infine luogo di eventi e di esperienze.

Insomma, anche in questo settore vi possono essere interessanti opportunità per reinventare gli immobili sottoperformanti.

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