La sfida della riqualificazione immobiliare e il test del Superbonus

La sfida della riqualificazione immobiliare

La sfida della riqualificazione immobiliare e il test del Superbonus

 In Europa, secondo le rilevazioni di Confindustria Assoimmobiliare, ci sono circa 35 milioni di edifici da ristrutturare entro in 2030: questo dato è sufficiente a sintetizzare, sotto il profilo immobiliare, la dimensione della grande sfida con la quale occorrerà misurarsi per realizzare concretamente la transizione ecologica.

È una sfida che riguarderà, in buona parte, il nostro Paese.

In Italia vi sono 35 milioni di case: due terzi (ovvero circa 24 milioni) sono state costruite più di 50 anni fa e solo il 9% in questo secolo.  Inoltre, circa 73.000 edifici, per oltre mezzo milione di appartamenti, sono, secondo un’analisi di Scenari Immobiliari, fortemente degradati.

Rispetto a questo scenario, il raggiungimento degli obiettivi – finalmente percepiti come irrinunciabili – della sostenibilità e della sicurezza passa per un importante coinvolgimento del mondo delle Costruzioni e del Real Estate.

E, quindi, l’esperienza del Superbonus, che nell’ambito del PNRR assume la funzione di volano per l’avvio di un più ampio processo di rigenerazione, ne rappresenta, in fondo, un piccolo test.

Voglio dire che i 18 €/Mld stanziati per questa misura sono una piccolissima parte delle risorse che entro il 2030 dovrebbero essere necessarie per realizzare l’obiettivo delle emissioni zero o, quanto meno, della loro radicale riduzione e, più in generale, della sostenibilità ambientale e sociale.

Eppure, la crisi delle costruzioni è stata, in questi ultimi 10 anni, così profonda che il sistema sembra non riuscire a reggere l’impatto dato dall’applicazione di questa misura: sono sparite migliaia di imprese qualificate e con esse centinaia di migliaia di posti di lavoro.

Ieri l’Enea ha confermato, secondo quanto riferisce l’articolo di QN, gli investimenti ammessi a detrazione hanno raggiunto l’ammontare di 5,68 €/Mld, quindi circa 1/3 delle risorse complessive: eppure, come segnalato dal presidente Ance, Gabriele Buia, vi è un problema di rincaro e di approvvigionamento delle materie prime e delle attrezzature necessarie (ad esempio i ponteggi) e di carenza di manodopera qualificata.

È abbastanza ragionevole ritenere che a questa situazione contribuisca la logica emergenziale che sta alla base del provvedimento che ha introdotto, prima, e perfezionato poi il SuperBonus110.

Occorrono, quindi, taluni correttivi strutturali:

  • Prorogare le agevolazioni per un tempo idoneo a tranquillizzare i proprietari e gli operatori del mercato sulla utilità di investire. E questo vale, tra l’altro, sia per la produzione di materiali che per la formazione delle maestranze.
  • Introdurre una qualche forma di conflitto di interesse tra Proprietari e Imprese, in maniera che non si sia tentati di cadere in una logica meramente speculativa. Il rimedio giusto non è, però, costituito dall’abbassamento della percentuale dell’agevolazione o, peggio, nella eliminazione della cessione del credito ovvero dello sconto in fattura. Infatti, queste soluzioni farebbero venir meno la convenienza per gli incapienti e, quindi, di aggravare l’emarginazione di aree, come quelle del Mezzogiorno, che già sono da troppo tempo non coinvolte nello sviluppo.
  • Atteso che è stato opportunamente chiarito che rimangono impregiudicate le valutazioni circa la legittimità degli immobili oggetto di intervento, sospendere, per gli interventi in Superbonus, l’art 27 comma 3 del DPR 380/2001: bisogna in sostanza evitare che, nelle more della definizione degli eventuali procedimenti sanzionatori, gli interventi possano essere sospesi. Questo pericolo è infatti idoneo ad impedire l’avvio di molti interventi ovvero di procurare contenziosi di difficile risoluzione.

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