Living: l’alternativa del Build To Rent

Living: l’alternativa del Build To Rent

Living: l’alternativa del Build To Rent

Circa 3,3 milioni di famiglie hanno intenzione di acquistare casa nei prossimi 12 mesi.

Spesso questa intenzione si declina su obiettivi più ambiziosi del recente passato: si desidera una casa più ampia, con maggiori dotazioni tecnologiche e, possibilmente, con spazi scoperti o verdi.

E molti, per conseguire questo risultato, sono disposti ad allontanarsi dai capoluoghi o dal centro in favore di aree o quartieri più periferici, dove i prezzi sono inferiori.

È quanto emerge dal 14° Rapporto sulla finanzia immobiliare e sulle famiglie, presentato da Luca Dondi, Ad di Nomisma, e del quale Idealista presenta una sintesi.

Sembra esservi, da parte delle famiglie, una percezione molto attenuata del possibile impatto della crisi.

È, senza dubbio, una crisi molto asimmetrica, che ha prodotto effetti in maniera molto diversificata sulle diverse categorie, con un netto divario tra nuclei familiari fortemente danneggiati e altri che, viceversa, hanno potuto incrementare i propri risparmi.

Più in generale, però, vi è una sorta di miopia, che porta le singole famiglie a ritenersi meno esposte alla crisi di quanto possa esserlo il sistema economico nel suo complesso: addirittura il 70% di esse non si percepisce come vulnerabile economicamente

Però, come evidenzia il responsabile sviluppo di Nomisma Marco Marcatili, solo un milione hanno realmente un reddito adeguato all’esigenza di sostenere l’acquisto di una casa.

Il dato mi ricorda i risultati di una ricerca promossa da Ener2Crowd qualche mese fa e che ha cercato di chiarire quante annualità di stipendio servano oggi per comprar casa rispetto a gli anni ’60.

Il confronto sarebbe impietoso: nel 1962 per acquistare, con il 50% della retribuzione, un appartamento in un quartiere residenziale prossimo al centro storico erano sufficienti 21 anni. Oggi ne servirebbero 41.

In sostanza, vi potrà essere una distanza molto ampia tra le intenzioni, i desideri, da un lato, e le concrete possibilità, la realtà dall’altro.

Questa distanza rischia si essere aumentata, oltre che da una insufficiente consapevolezza delle difficoltà economiche, dalla cronica mancanza di prodotto: sono pochi gli immobili che corrispondono ai requisiti che oggi vengono richiesti, anche in termini di servizi, dai nuovi modelli dell’abitare.

Queste valutazioni credo possano indicare agli investitori un’alternativa molto interessante: quella del Build To Rent, ovvero la soluzione di complessi Multifamily che integrano servizi opzionali, da costruire per affittare a canoni accessibili.

Questa può essere una classe di investimento destinata a crescere molto nel residenziale di nuova generazione.

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Sviluppo residenziale a Poggioreale (Napoli)
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Alberto Pinto
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