Smart Working: 4,38 milioni i lavoratori smart nel post pandemia

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Smart Working: 4,38 milioni i lavoratori smart nel post pandemia

È la previsione dell’Osservatorio Smart Working 2021 del Politecnico di Milano, diretto da Mariano Corso: a puntare maggiormente sul lavoro agile saranno le grandi imprese (89%) e la Pubblica Amministrazione (62%) mentre nelle pmi il tasso di ricorso a questa forma di organizzazione del lavoro dovrebbe attestarsi solo sul 34%.

I risultati della ricerca sono illustrati in dettaglio da Gaia Fiertler su industriequattropuntozero.it.

Le quote di lavoratori che hanno utilizzato questa modalità sono state, ovviamente, variabili in relazione all’andamento dell’emergenza sanitaria e dell’avanzamento della campagna vaccinale.

Ma quello che è, a mio avviso, impressionante è il confronto tra il numero degli smart worker stimati dal Polimi nell’ultimo anno pre-Covid, 570.000, con quello che si prevede lo adotteranno ad emergenza conclusa: appunto 4,38 milioni.

C’è un rapporto all’incirca da 1 a 8!

Nel contempo, in termini qualitativi, il lavoro è destinato a diventare sempre più ibrido.

E allora, solo un cieco non vedrebbe come tutto questo sia destinato ad avere un impatto rivoluzionario sul nostro modo di vivere e, per quello di cui mi occupo, sugli immobili, sia in termini di distribuzione degli spazi che di destinazioni.

È una rivoluzione che riguarderà trasversalmente tutte le asset class.

Ne risulterà modificata la casa, nella quale la disponibilità di spazi utili per l’home working sarà sempre più determinante nelle scelte di acquisto o di locazione, come osserva molto bene Coldwell Banker Italy nella sua ultima newsletter.

Ne deriverà un’ulteriore spinta ai nuovi format dell’abitare e, in particolare, il Co-living.

Ma ne saranno trasformati anche gli Uffici, sotto due aspetti:

  • gli Head Quarters, da luoghi di operatività, andranno ripensati per divenire sempre più spesso luoghi di socialità, nei quali sviluppare l’identità aziendale, l’incontro e lo scambio di esperienze e competenze e la costruzione del gruppo;
  • gli altri spazi di lavoro si articoleranno molto spesso secondo un modello diffuso su territorio, ispirato alla sostenibilità e, quindi, alla prossimità.

A questo riguardo, un ruolo progressivamente crescente lo avranno gli spazi di co-working, che appaiono idonei sia a realizzare un migliore bilanciamento tra vita lavorativa e personale sia a rimediare al rischio di alienazione, che è emerso come uno dei profili maggiormente negativi del lavoro da remoto.

Non è azzardata, quindi, la previsione che essi debbano crescere nei prossimi 10 anni sino a rappresentare il 30% degli spazi immobiliari a destinazione terziaria.

E, di conseguenza, si svilupperanno con maggiore frequenza immobili a destinazione polifunzionale, ibrida, ovvero i Mixed Use.

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Alberto Pinto
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