Student Housing: si tratta solo di affittare stanze?

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Student Housing: si tratta solo di affittare stanze?

“Dove c’è pasta c’è casa”, diceva una pubblicità di successo di un noto marchio.

Credo si possa dire analogamente per gli alloggi per studenti: non basta un letto per soddisfare la domanda. Gli studenti fuori sede cercano, possibilmente, qualcosa in più: vogliono essere parte di una comunità.

Mi è venuto di pensarlo leggendo l’articolo di Laura Cavestri che, sulla base dell’ultima analisi sulle principali città universitarie effettuata da Immobiliare Insights, business unit di Immobiliare.it, riferisce su Il sole 24 ore di un sensibile calo dei canoni di locazione: -2,5% in media in Italia, addirittura -9% a Milano.

La domanda, sia pure in forte ripresa rispetto alla situazione di emergenza dettata dal Covid (è raddoppiata rispetto al 2020) non riesce a coprire l’offerta, anch’essa in aumento.

Si può ritenere, sulla base di questi dati, che le prospettive per gli investitori in Student Housing non siano incoraggianti?

Credo di no, per diverse ragioni.

Le prime attengono alla provvisorietà dei dati. L’emergenza, infatti, non è ancor del tutto superata e vi sono ancora margini di incertezza su quella che sarà la vita nel post Covid. Essi si riflettono, inevitabilmente, sulla domanda.

Basti pensare che:

  • Mancano all’appello gli studenti stranieri, ancora in buona parte alle prese con le questioni collegate alle restrizioni di movimento;
  • Non si sa ancora come e in quali termini, una volta che l’emergenza sarà stata definitivamente superata, si combineranno didattica in presenza e Dad;
  • Nel prossimo futuro si assisterà prevedibilmente a un recupero degli affitti brevi e questo porterà a un nuovo riassetto dell’offerta.

Ma vi è, a mio modo di vedere, una motivazione più profonda, che è appunto quella alla quale facevo cenno all’inizio: gli studenti non sono semplicemente alla ricerca di una soluzione, la più economica possibile, per alloggiarvi.

Chi sceglie di vivere in un coliving studentesco non lo fa solo per ragioni di convenienza economica, ma anche per utilizzare una serie di servizi accessibili e soprattutto per entrare a far parte di una community.
È questo il plus che fa degli studentati la scelta che, anche in prospettiva, sarà preferita dagli studenti fuori sede: la possibilità di avere incontri, di sviluppare relazioni, di condividere esperienze, insomma di crescere.

In questi termini il fabbisogno di alloggi, capaci di trasformare quella che spesso è una necessità in un’esperienza formativa e un’opportunità di crescita, risulta coperto solo al 10% ed è ancora ampia la possibilità per questa asset class di premiare gli investitori.

E non è un caso che Maurizio Carvelli, fondatore e ceo di Camplus, evidenzi che vi sono “più richieste per le residenze che per gli appartamenti”.

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